La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha acquisito nel corso degli anni un interessante patrimonio artistico. Queste importanti opere d'arte, prima disperse e frammentate, sono state recuperate da collezioni private e rese fruibili ai cittadini in spazi appositamente organizzati. Fanno parte di questa raccolta:
  • il Piatto in maiolica di Montelupo con la rappresentazione del Crocifisso detto "Il Volto Santo"; un'opera particolarmente significativa per la collezione dell'Istituto lucchese, poiché l'immagine del Volto Santo, oltre a rappresentare simbolicamente la città di Lucca è anche il marchio della Cassa di Risparmio. La perizia commissionata ne ha attestato l'autenticità e la riferibilità alla produzione di Montelupo della fine del XVI secolo, pur con specifiche caratteristiche che ne fanno presupporre l'appartenenza ad una fornitura particolare, probabilmente su commissione di un patrizio lucchese, come si evince dall'epigrafe sul bordo, che contiene un accenno alla "libertà", chiaro riferimento all'ambiente lucchese, che in tal modo marcava la sua differenza "repubblicana" dal Granducato mediceo.
  • Statua in argento raffigurante S. Francesco d'Assisi
    eseguita da Giovanni Francesco Chelucci, noto argentiere lucchese, la cui attività risulta documentata nel periodo 1712-1729. L'opera, eseguita su lamina d'argento sbalzato e cesellato, è situata su piedistallo a sezione triangolare in legno di pero nero; nella parte posteriore della tunica del Santo è impresso il punzone "FC", corrispondente all'argentiere lucchese.
San Francesco
  • Olio su tela raffigurante un banchetto musicale attribuito al pittore lucchese Pietro Paolini.
    Nel corso dell'esercizio 1994 fu acquistato da un privato un quadro raffigurante una scena allegorica a otto figure (olio su tela, cm.174x133), da attribuirsi, secondo una stima della studiosa Patrizia Giusti Maccari, al pittore lucchese Pietro Paolini (1603-1681). Non ricordato dalle fonti storico - artistiche e bisognoso di opere di restauro delle quali la Fondazione si è fatta carico, il dipinto è comunque buona testimonianza dell'attività svolta dall'autore attorno alla metà del Seicento, quando, nel pieno della maturità, privilegiò l'esecuzione di scene allegoriche, il cui significato è spesso incentrato sulla caducità e sulla vanità delle cose umane. Fu questo il periodo in cui, ormai affermato, aprì a proprie spese un'accademia a Lucca, dove, a seguito della morte del "rivale" Paolo Biancucci, fu il massimo protagonista della scena artistica. Assecondando una predisposizione personale, il Paolini all'esecuzione di opere a soggetto sacro sembrò preferire quella di opere profane, delle quali il dipinto costituisce valido esempio, ed a Lucca apparve come l'unico in grado di proporre questo genere pittorico, incontrando il favore di una committenza estremamente raffinata e di censo. Tale acquisto ha permesso di salvaguardare una valida testimonianza di un periodo particolarmente fecondo per la cultura locale che, altrimenti, sarebbe potuta andare dispersa.
  • Gruppo Scultoreo Madonna del Soccorso
    Trattasi di un gruppo scultoreo in argento, raffigurante la Madonna del Soccorso, eseguito a Lucca attorno al 1690 dal grande artista e argentiere Giovanni Vambré il Vecchio. La statua, eseguita a tutto tondo su lamine a sbalzo di finissima fattura, reca sulla base il punzone GVB coronato, ha un'altezza di cm. 63 ed un peso di gr.4.800 circa. La perizia da parte della competente Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici ha confermato la rilevanza dell'opera e la sua elevata qualità, ribadendo che trattasi di produzione di sicura provenienza lucchese la cui acquisizione è di alto interesse per l'intera comunità locale; pertanto è stato deliberato di acquistare la statua in argomento e di concederla in comodato all'Arcidiocesi di Lucca, affinché venga esposta al pubblico presso il Museo dell'Opera del Duomo.

Madonna del Soccorso
  • Quadro Madonna col Bambino e S. Giuseppe
    (Olio su tavola, cm.90x120) del pittore Ezechia, più noto nella letteratura artistica come Zacchia, che svolse a Lucca gran parte della sua attività Nato nell'ultimo decennio del quattrocento, probabilmente a Vezzano Ligure, nel 1510 il pittore si trasferì a Lucca, nella bottega di Agostino Marti, in cui avvenne la sua formazione artistica; a Lucca egli svolse gran parte della sua attività, sia per le chiese cittadine che per quelle del contado.
Madonna del Soccorso
  • Quadro raffigurante "L'adorazione dei pastori" (olio su tela, cm.150x120) di Gian Domenico Lombardi - Questa tela, che le dimensioni fanno presupporre proveniente da una collezione privata oppure dall'arredo interno di un edificio conventuale, documenta un momento particolarmente felice nel percorso del pittore. Infatti il tema sacro è qui trattato con tono leggero e raffinato; tipica del dipinto è anche la caratterizzazione dei vari personaggi, tutti assai ben connotati e sottolineati da un uso della luce e del colore che rivela assai chiaramente la formazione "veneta" o comunque settentrionale dell'artista; non mancano tuttavia i richiami alla tradizione pittorica lucchese, specie alla lezione di Pietro Paolini, anch'egli del resto attento al colorismo di marca veneta. Il Lombardi, dopo aver goduto di grande apprezzamento nel XIX secolo, fu poi pesantemente ridimensionato; gli ultimi studi ed i nuovi dipinti rinvenuti - nonostante una certa disparità di risultati, non infrequente del resto tra gli artisti dell'epoca e spesso determinata dai vari livelli di committenza - ne fanno una delle personalità più interessanti del panorama figurativo lucchese degli inizi del XVIII secolo
  • Quadro raffigurante "L'indovina" (tela, cm.112x181) del pittore lucchese Gian Domenico Lombardi (1682-1751) - Nella tela è illustrato il tema della lettura della mano a giovane donna da parte di una vecchia indovina, alle spalle della quale compare un giovane. L'ambientazione notturna di questo soggetto tipicamente caravaggesco rimanda alle scene del pittore lucchese Pietro Paolini. La tela conferma che Lombardi, oggi sottovalutato ma molto apprezzato nei tempi antichi, oltre a praticare la pittura religiosa, della quale rimangono molti dipinti significativi, si distinse anche nelle cosiddette scene di genere ed ebbe tra i suoi allievi Pompeo Batoni e Gaetano Vettorali.
  • Quadro raffigurante "La Caducità della vita e del potere terreno" di Girolamo Scaglia - Nato con ogni probabilità a Lucca intorno agli anni '20 del seicento, lo Scaglia, nonostante la frequentazione con Pietro Paolini, mostra stringenti contatti con Paolo Biancucci, l'altro grande protagonista del Seicento lucchese, con la pittura emiliano-bolognese e con quella fiorentina. Lo Scaglia, per questa multiformità di interessi, si rivela così personalità eclettica, permeata da grandi ambizioni culturali e contrassegnata da una grande versatilità di stile. In seno alla pittura locale seicentesca occupa una posizione particolare, cos' come particolare è la sua produzione di quadri da stanza, di destinazione privata e dal soggetto spesso incentrato su temi allegorici, nel cui ambito si colloca anche il dipinto in questione, per il quale la particolarità del soggetto fa presupporre un committente di grande raffinatezza. Il quadro testimonia inoltre la decisa propensione del pittore per la rappresentazione di elementi decorativi che sembrano confermare l'ipotesi di una sua attività di progettista nel settore dell'oreficeria.
  • "Cristo in passione" di Matteo Civitali -Trattasi di un busto in terracotta (cm.52x23) con tracce di policromia, raffigurante il Cristo in passione, dello scultore lucchese Matteo Civitali (1436 - 1501). La terracotta si trova in ottimo stato di conservazione, non presentando consunzioni, sfaldature o sbeccature; della pittura antica - carnicino per il volto, bruno per i capelli e manto rosso su di una veste azzurra o blu - si conservano poche tracce ed è andata smarrita la corona di spine, probabilmente realizzata in metallo. I caratteri somatici del volto del Cristo avvicinano il busto a quello marmoreo di uguale soggetto eseguito dal Civitali e conservato nel Museo di Palazzo Guinigi a Lucca: vi troviamo la struttura allungata del volto dagli zigomi evidenti, la ferma modellazione del naso leggermente arcuato, il disegno circonflesso delle sopracciglia che scivolano verso il basso ed accentuano l'espressione malinconica.
  • Organo Bartolomeo Ravani (1660) presso la Chiesa di S.Micheletto - Fin dal Quattrocento la città di Lucca ha legato il suo nome ad alcuni tra i più importanti capitoli della storia dell'organo italiano. Agli inizi del Seicento i fratelli Andrea e Cosimo Ravani - dopo un periodo di stasi seguito alla morte di Domenico di Lorenzo, cui si deve fra l'altro la realizzazione del monumentale organo della Cattedrale di S.Martino (1481) - riuscirono a riportare a Lucca il centro dell'attività organaria toscana guadagnandosi una fama che li portò a lavorare per tutte le maggiori basiliche della Toscana, in Emilia, a Roma e alla Cattedrale di Catania. Alla morte di Cosimo, l'attività fu continuata dai figli Bartolomeo e Andrea; le fonti documentarie attestano la presenza a Lucca dei membri della famiglia Ravani fino al 1650, data a partire dalla quale si trasferirono probabilmente a Firenze. Lo strumento in questione reca sulla tavola lignea di fondo delle secreta l'iscrizione autografa ad inchiostro "Bartolomeo Rauani in Fiorenza l'anno 1660"; all'interno della canna maggiore di facciata vi è inoltre l'iscrizione "Bartol Rauani in Fiorenza 1660". Della struttura originale si conservano la parte superiore della cassa, il somiere e la totalità delle canne, oltre ai due mantici a cuneo con pesi originali in pietra. Il crivello in legno risale con ogni probabilità ad un intervento settecentesco ad opera di Michelangelo Crudeli. Il registro di Voce Umana fu aggiunto nel XIX secolo, probabilmente ad opera dell'organaro lucchese Domenico Pucci. Lo strumento subì poi un ulteriore intervento ad opera degli organari pistoiesi Agati-Tronci (fine XIX - inizi XX secolo), fino poi al restauro eseguito nel 1999.n
  • Quadro raffigurante "L'Esaltazione della Croce" del pittore lucchese Paolo Biancucci (olio su tela) - Trattasi del bozzetto per la pala realizzata dal pittore per l'altare dell'Oratorio della Croce ed attualmente conservato nella Chiesa di San Marco. Nato a Lucca nel 1596, Biancucci trascorse probabilmente molti anni lontano dalla patria. Ancora poco nota è la sua vicenda biografica, anche in relazione alla formazione artistica, ma riscontri documentari lo segnalano a Venezia e a Roma; la storiografia artistica lucchese riferisce inoltre di un suo lungo soggiorno bolognese. Rientrato in patria agli inizi del quarto decennio del seicento, Biancucci elabora un proprio linguaggio stilistico contrassegnato dalla morbidezza, dalla idealizzazione formale, da un classicismo tipicamente emiliani, fusi con il naturalismo in chiaro di Orazio Gentileschi. Peculiarità queste che lo differenziano da Pietro Paolini e che fanno sì che ciascuno occupi una posizione di primo piano nel panorama artistico locale. La morte, avvenuta fra il 1650 ed il 1651, coglie il pittore in un momento di splendida maturità creativa, cui appartiene anche l'Esaltazione della Croce.
  • Quadro raffigurante "L'Allegoria dell'astronomia" del pittore lucchese Pietro Ricchi (olio su tela, cm.193x93) - Nato a Lucca nel 1606, il pittore beneficia di una formazione completa ed aggiornata su quanto di meglio poteva offrire il panorama pittorico italiano; i temi che sceglie di trattare, o che comunque gli vengono commissionati, spaziano dalla storia sacra a quella classica, dalla mitologia alla letteratura cinquecentesca, alle raffigurazioni allegoriche, e risultano tutti contrassegnati da una grande accuratezza di esecuzione. In questo ambito il dipinto occupa una posizione preminente: la giovane Musa Urania, raffigurata quasi frontalmente, rivolge lo sguardo verso l'alto, quasi a cercare un collegamento fra il globo, su cui sta misurando con il compasso la distanza fra le varie costellazioni, ed il cielo.
  • Quadro raffigurante "Cleopatra" (tela, cm.96x114) del pittore lucchese Pietro Ricchi (1606-1675) - Il dipinto, che raffigura Cleopatra morsa dal serpente, si inserisce nella serie di soggetti da stanza che si affiancano alla produzione sacra del pittore. Pittore eccentrico e viaggiatore, il Ricchi lavorò in Francia e ritornò poi in Italia, stabilendosi intorno al 1634 a Milano. Il dipinto, carico di allusiva sensualità, manifesta l'eco dell'esperienza lombarda nello slancio del corpo della donna protesa.
  • Disegno su carta raffigurante il profilo di un nobiluomo del pittore lucchese Pompeo Batoni - Trattasi di un disegno a carboncino con tracce di biacca su carta preparata dall'intonazione rosa, virata poi al color tabacco con il tempo e l'esposizione alla luce, raffigurante un "giovin signore" a mezzo busto in profilo volto a destra; il ritratto reca in basso la scritta "Pompeo de Batoni fece 1782 Roma". La perizia eseguita attribuisce senz'altro il disegno al celebre ritrattista che probabilmente lo eseguì, su specifica richiesta del cliente, nella tarda fase in cui la sua produzione di ritratti si ridusse al minimo a causa dell'incombenza di consegnare la serie delle grandi pale d'altare alla Basilica di Estrela a Lisbona. La superba qualità esecutiva, riscontrabile perfino nei lievi, caratteristici tocchi sulla destra del busto, nonché la tecnica del fitto tratteggio adoperato per articolarne con sodezza la fisicità e i dettagli, trovano un preciso riscontro nel coevo disegno preparatorio per un'incisione di un Ritratto di chierico nel Philadelphia Museum of Art.
  • Quadro raffigurante "Il seppellimento del Corpo di Cristo" del pittore lucchese Pompeo Batoni (olio su tela, cm.78 x 51,7) - Trattasi del modello della pala d'altare eseguita dal Batoni per l'altare del Santo Sepolcro nella cappella della Chiesa della SS.Trinità di Crema, eseguita probabilmente attorno al 1761. La tela, in ottimo stato di conservazione, da Anthony Clark, ritenuto ancora il massimo esperto del pittore lucchese, è stata inserita nel catalogo delle sue opere autografe.
  • Acquerello del pittore lucchese Vincenzo Barsotti - Il soggetto non è immediatamente identificabile e non esistono dati precisi per concludere che si tratti di un tema lucchese: il portico con i leoni stilofori risulta infatti una tipologia non attestata in città. E' assai probabile che si tratti di un'immagine di fantasia.
  • Dipinto su tavola raffigurante "S.Giovanni Battista" di Pietro Da Talada (tempera su tavola, cm.165x50) - L'opera, della quale si conserva una preziosa descrizione dei primi del secolo, costituisce il laterale sinistro del polittico che Pietro da Talada (detto Maestro di Borsigliana) dipinse per la chiesa di Rocca Soraggio in Alta Garfagnana nel 1463. Il polittico fu rubato negli anni venti, il pannello centrale e il laterale in questione ricomparvero separatamente sul mercato antiquario internazionale e la relazione tra le due opere, peraltro inequivocabile, venne riconosciuta intorno agli anni settanta. L'acquisto del pannello laterale dell'opera in parola è risultato di notevole importanza per le collezioni lucchesi in quanto ha integrato l'opera già conservata nel Museo Nazionale di Villa Guinigi; infatti il pannello centrale venne acquistato per il Museo nel 1985 e costituisce l'unica opera, nelle collezioni pubbliche lucchesi, di questo pittore assai peculiare.