Il 14 e 15 ottobre, al Real Collegio di Lucca, sette esperienze nate per target diversi potranno essere provate direttamente da operatori della cultura, della salute, del sociale e dell’educazione.
Dalla conoscenza all’esperienza: è questo il passo che compie quest’anno LuBeC – Lucca Beni Culturali, introducendo all’interno di una manifestazione dedicata allo sviluppo territoriale a base culturale e grazie ad una partnership dedicata con il Ministero della Cultura e al sostegno degli enti del territorio, la prima rassegna nazionale di pratiche di welfare culturale, pensata per essere sperimentata direttamente dai partecipanti. Un’occasione gratuita di learning by doing in sessioni da 90-120 minuti suddivise e diverse per le due giornate del 14 e 15 ottobre, dedicate a operatori della cultura, della salute, del sociale e dell’educazione, così come a giovani e artisti, ad amministratori e policy makers che potranno provare le attività e confrontarsi con chi le conduce. L’esperienza diretta permetterà ai partecipanti non soltanto di sperimentare le attività, immedesimandosi nei destinatari originari, ma anche di comprenderne il percorso di progettazione e sviluppo: metodologie, competenze, professionalità coinvolte e modalità di relazione con i diversi pubblici. Sarà possibile farlo grazie a tutti quei soggetti che guideranno le pratiche, e che hanno sviluppato esperienze mature e consolidate, sostenute da metodologie strutturate e da sistemi attivi di monitoraggio e valutazione.
La rassegna nasce in una fase nella quale il welfare culturale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel dibattito sulle politiche culturali e sociali. Il Piano Olivetti per la Cultura e il recente Protocollo d’intesa tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute rafforzano una prospettiva nella quale cultura, salute, sociale ed educazione sono chiamati a dialogare in modo sempre più strutturato. In questo scenario, LuBeC porta nel Cantiere welfare culturale anche la possibilità di confrontarsi sul terreno concreto delle pratiche, offrendo l’opportunità di conoscere e sperimentare esperienze già consolidate, rivolte a pubblici e contesti differenti.
«Promo PA Fondazione lavora da molti anni sul welfare culturale attraverso progetti, ricerche, formazione e costruzione di reti tra cultura, salute, sociale e territori. Questo lavoro ci ha fatto comprendere con chiarezza un bisogno: agli operatori non servono soltanto occasioni di confronto, ma anche la possibilità di conoscere da vicino pratiche solide, capire come funzionano, quali competenze richiedono e a quali condizioni possono essere adattate ad altri contesti. La trasferibilità è infatti una delle sfide decisive del welfare culturale: non replicare semplicemente un progetto, ma comprenderne gli elementi essenziali e le condizioni che ne rendono possibile l’applicazione altrove.
Da qui nasce questa rassegna, che è stata possibile grazie al Ministero della Cultura, che ha compreso il valore della proposta e ha scelto di sostenerla», afferma Francesca Velani, Direttrice di LuBeC e dell’Area Cultura e Sostenibilità di Promo PA Fondazione.
Sette pratiche, sette target, sette modi di promuovere il ben-essere
Sono sette le esperienze selezionate per la rassegna, rivolte ad adolescenti, persone over 65, persone che vivono con la demenza, persone in condizioni di vulnerabilità sociale, bambini e persone con disabilità.
“Slow Looking” (14 e 15 ottobre, 7 turni) sviluppata dall’Associazione L’Immaginario, capofila del Sistema MTA – Musei Toscani per l’Alzheimer, è presente in entrambe le giornate e utilizza l’osservazione condivisa di un’opera d’arte per costruire significati e narrazioni in un contesto dialogico e non giudicante. La conduzione integra competenze museali e geriatriche e la pratica è rivolta a persone che vivono con la demenza e ai caregiver. Con “La mia Scatola della Memoria” (14 ottobre, 3 turni), curata dalla Rete Archivi e Salute, fotografie, lettere, documenti d’archivio e oggetti personali diventano attivatori di memoria, creatività e narrazione. Rivolta soprattutto ad anziani con e senza decadimento cognitivo, la pratica mette in relazione memoria individuale e memoria collettiva attraverso la costruzione di una propria “scatola”. Agli adolescenti, in particolare in situazione di povertà, con diversità linguistiche e dell’apprendimento, è dedicata “L’autobiografia dell’altro” (14 ottobre, 2 turni), proposta da Porto delle Storie e promossa da Macramè Cooperativa Sociale: un’esperienza di storytelling e scrittura creativa che parte dall’ascolto della storia dell’altro e dalla sua successiva rielaborazione. L’obiettivo è creare spazi di libertà nei quali i giovani possano scrivere e raccontarsi senza paura del giudizio, facendo della narrazione uno strumento di relazione e partecipazione. Sempre nell’ambito della vulnerabilità sociale si colloca “Teatro in carcere” (14 ottobre, 2 turni), realizzato da Teatro Metropopolare. Corpo, ascolto, relazione e costruzione teatrale vengono utilizzati per lavorare sull’espressione individuale e collettiva, sulla consapevolezza e sul riconoscimento, portando l’arte dentro il carcere e aprendo al tempo stesso la struttura culturale alla città. Per gli over 65 arriva “Dedica – Over Dance” (15 ottobre, 4 turni), sviluppato dalla Fondazione Ravasi Garzanti e da CCN/Aterballetto. La danza contemporanea viene esplorata attraverso spazio, tempo, relazione e facilitazione, utilizzando oggetti, parole, immagini e stimoli sensoriali per ampliare le possibilità di accesso al movimento e sostenere autonomia, relazione e longevità attiva. “Future Moves” (15 ottobre, 4 turni), di e20danza, porta negli spazi museali la danza, l’improvvisazione e la composizione istantanea. Pensata per gruppi di adolescenti, utilizza architettura e opere d’arte come stimoli per il movimento e l’espressione, sostenendo creatività e competenze e offrendo un’esperienza significativa anche per ragazze e ragazzi che vivono situazioni di fragilità psicologica. Infine, “Un linguaggio tutto mio – Terapia Ricreativa Dynamo” (15 ottobre, 4 turni), realizzata da Fondazione Arte Dynamo, propone un’esperienza di arti visive accessibile e inclusiva, nella quale artisti contemporanei accompagnano i partecipanti nella realizzazione di progetti creativi, valorizzandone capacità, autonomia ed espressione personale. Il target originario comprende in particolare bambini in condizioni di fragilità e disabilità.
Fil rouge delle sette pratiche è la possibilità di andare oltre la semplice illustrazione di un progetto: a LuBeC sarà possibile entrare nel processo di costruzione delle esperienze, comprenderne presupposti, metodologie e condizioni di realizzazione e confrontarsi direttamente con chi le ha
sviluppate. La rassegna diventa così uno spazio di incontro tra chi ha maturato esperienze consolidate e chi, nei territori, è chiamato a progettare nuovi servizi e nuove forme di collaborazione tra cultura, salute, sociale ed educazione.
Il percorso di Promo PA Fondazione
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato da Promo PA Fondazione nel 2019 attraverso attività di ricerca, progettazione, formazione e costruzione di reti territoriali sui temi del welfare culturale, curata da Francesca Velani. È nell’ambito di questo lavoro che nel 2024 è nato il Manifesto condiviso per il Welfare Culturale, progettato e promosso con le Regioni Emilia-Romagna e Toscana.
Oggi il welfare culturale è parte di molte agende regionali e di quella nazionale, un’azione che riconosce al dialogo tra cultura e salute il ruolo generativo di ben-essere, su cui l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea da tempo, anche attraverso ricerca, sperimentazione e valorizzazione delle pratiche. Il percorso guarda, in prospettiva, anche alla possibilità di sviluppare forme di prescrizione culturale e sociale: numerosi studi hanno evidenziato associazioni tra partecipazione culturale e benessere, mentre alcune ricerche hanno rilevato effetti su indicatori fisiologici e associazioni tra frequenza delle attività artistiche e alcuni parametri dell’invecchiamento biologico. È in questo scenario che LuBeC porta il welfare culturale dalla teoria alla pratica, creando uno spazio nazionale nel quale gli operatori possano conoscere e sperimentare direttamente pratiche già sviluppate e consolidate.
L’appuntamento è per il 14 e 15 ottobre 2026 al Real Collegio di Lucca, dove gruppi di massimo 15 persone potranno sperimentare, in turni differenti, quattro pratiche al giorno e approfondire le condizioni organizzative, le competenze e le alleanze necessarie per sviluppare attività culturali orientate al ben-essere.
Informazioni, programma e iscrizioni www.lubec.it/esperienze-di-welfare-culturale/